Contraddittori
Il contraddittorio può essere applicato su un’opinione, sull’interpretazione di un fatto.
Su un fatto mai.
Nella puntata di sabato sera del programma “Che tempo che fa” un quanto mai prudente e pavido Fabio Fazio ospitava Marco Travaglio.
Travaglio ha osato dire un fatto: che Renato Schifani, neo presidente del Senato, seconda carica dello Stato, ha avuto rapporti con persone che successivamente sono state condannate per mafia.
Lesa maestà! È scoppiata la bufera.
Il direttore della Rai, Cappon, si dissocia e condanna l’accaduto. Esponenti del Pdl e addirittura anche del Pd invocano il contraddittorio. Solo Di Pietro è lucido e scrive sul suo blog:
“Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti.
Episodi che non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all’altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato.
Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro.
Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore.”
C’è una confusione generale. Come si può applicare il contraddittorio su fatti veri e documentati? Dove sta lo scandalo? Cosa ha detto di sbagliato Travaglio?
Tutti quelli che hanno parlato in merito hanno dimenticato di chiarire questi punti fondamentali.
È l’ennesimo attentato all’informazione, teso a confondere le idee dei cittadini.
È proprio vero che è in atto la “scomparsa dei fatti”, ma per fortuna esiste ancora qualche voce libera.
Ma prepariamoci al peggio, sento già nell’aria un nuovo “editto bulgaro”.
Fonte: la Repubblica.it, Corriere.itcommenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)

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