Disobbedire per informare
Cartoline dall'Inferno

"Momenti no"

scritto direttamente dall'Inferno da peppemanga il lunedì, 31 dicembre 2007,15:27


Oserei dire che questo è un brutto periodo. Non ne conosco le cause, saranno le vacanze, sarà lo spettro degli esami che si fa sempre più vicino, sarà la riluttanza allo studio che in me diventa sempre più accentuata, sarà che faccio sempre tantissimi errori nei quiz della patente e tra circa una settimana dovrei avere gli esami, sarà che Ubuntu ha deciso di abbandonare definitivamente il mio pc e sono costretto a rendermi schiavo di Bill Gates, fatto sta che mi sento davvero giù. Malinconico, direi. In realtà lo sono sempre, ma raramente questo sfocia in un tale malessere.

Che sia un momento inspiegabilmente negativo lo si intuisce da diversi sintomi.

Primo. Innanzitutto sono andato a rispolverare un vecchio disco: “Mr. Simpatia”, di un certo signore che si fa chiamare Fabri Fibra, oggi arcinoto, ma semisconosciuto ai tempi in cui lo ascoltavo. Pur essendo cosciente che non si tratta di una produzione eccelsa, ma che di contro presenta molte pecche, ne sono stato attirato per il suo continuo inneggiare al suicidio, all’omicidio e ai più svariati macabri crimini. Non che mi passi per la mente nessuna di queste cose, ma forse perché mi consola sentire storie di chi sta peggio di me, o più semplicemente perché mi ricorda un periodo in cui ero più stupido, più ingenuo, ma più felice, credo, e tutto era diverso.

 Secondo. Mi sono fissato con due episodio di Full Metal Alchemist che si intitolano “Ciò che fa marcire il cuore” e “Morte”, titoli abbastanza eloquenti. Episodi dall’atmosfera cupa quanto basta e dalla colonna sonora struggente. Credo che oltre al bisogno di atmosfere gotiche, anche la scelta di questi episodi sia dovuta ad un motivo puramente malinconico, dal momento che rievocano nella mia memoria il periodo in cui stava per finire la scuola e nell’aria sentivo già qualcosa come un misto fra odore di estate e profumo di libertà.

 Terzo. Non ho voglia di fare niente. Come ho già accennato dovrei studiare, sono cosciente che dovrei impegnarmi molto di più in previsione degli esami, ma è come se la volontà e la forza mi mancassero. L’unica cosa che riesco a fare è perdere tutto il tempo davanti al pc e iniziare interminabili e infinite partite a Solitario o FreeCell. A volte tento di leggere, ma sento che dovrei fare altro. Tento di scrivere ma le idee scarseggiano.

 Quarto. Mi abbandono a pensieri, rimorsi e rimpianti che non sto qui a scrivere.

 Qinto. Sto tentando di psicanalizzarmi e vivisezionarmi su di un blog. E questo è il sintomo più preoccupante di tutti.

 P. S. Tutto questo non ha nulla a che fare con la fine dell’anno, poiché è solo una convenzione adottata dagli uomini per scandire il tempo, e i cambiamenti non sono di certo dovuti alla sostituzione di un numerino in fondo alla data.

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"...Tendenze suicide su una faccia che ride..."*

scritto direttamente dall'Inferno da peppemanga il sabato, 22 dicembre 2007,15:40


Piacere.

G. G.: diciottenne cinico pessimista sognatore idealista enigmatico. Personalità complessa contrastante conflittuale in lotta con sé stessa. Interessi sicuramente non comuni alla parte maggiore della mia generazione. Praticamente quello che viene considerato un diverso in questa lurida palla gigante che si fonda sull'apparenza e la superficialità.

Che sia pessimista è un dato di fatto per chi legge ciò che scrivo, ma nessuno si chiede mai le cause di questo. Sarà forse colpa di un mondo sull'orlo del baratro che in me genera solo schifo e sconforto? Sarà forse colpa dei valori fondamentali che giacciono ormai da tempo sul fondo di qualche cassonetto della spazzatura? Sarà forse colpa del disinteresse e dell'indifferenza generale che vedo regnare intorno a me? No, nulla di tutto ciò, la colpa è tutta mia. Sono un diverso come ho già detto, in realtà va tutto bene, sono un catastrofista. Odio conformarmi, omologarmi, etichettarmi, vendermi o comprarmi, e per questo molti mi guardano con schifo, molti con rabbia, moltissimi con indifferenza, molti con compassione. A volte mi chiedo come sarebbe “essere uguale”, poi mi guardo intorno e mi passa la voglia di scoprirlo, sto bene così.

In realtà credo di essere molto più ottimista di tanti che amano l'amore, che vedono tutto rosa, che si convincono che “va tutto bene”, che credono alle pubblicità, che chiudono gli occhi, che tappano le orecchie, che aprono la bocca, ma non si arrabbiano se non per la scelta del tronista di Uomini e Donne, che passi pure inosservata l'ingiustizia dilagante in ogni angolo del mondo, che non si indignano se non per il modo un po' fuori moda di vestire dell'”amica del cuore”, vada a farsi fottere la crisi climatica ed ambientale. Sono felici, contenti, gioiosi, lieti, rilassati, e illusi, passano ogni istante a prendersi in giro, soffocano e strozzano a forza quella vocina al loro interno che cerca di urlare “non è vero, è tutta una montatura, svegliati!”.

Credono che il mondo reale sia quello visto in TV, tutto colorato, pulito e lindo, fatto di luci sfavillanti, sorrisi a tutti denti, riflettori, canzoni d'amore, balletti in tutù, abbracci e baci. Illusi che nel mondo vada tutto per il meglio non si pongono neanche il problema di migliorarlo a partire da sé stessi senza aspettare che qualcuno faccia il primo passo. Io invece credo che questo mondo sia estremamente imperfetto e sogno di poter vedere in un futuro, non so quanto vicino, segni di miglioramento. è questo il mio pessimismo: una visione critica nella speranza di qualcosa di migliore. Tutti gli ottimisti canonici, la gente “normale”, sono ottimisti per partito preso, perché è più bello e più comodo pensare che esistano solo ridenti colline in fiore e non palazzoni claustrofobici pieni di catrame: non implica alcuna reazione, che risulterebbe troppo faticosa.

Il problema è che sono convinto che questa sorta di responsabilità che sento io verso il nostro futuro, questa visione critica, sia presente in ogni essere appartenente alla specie umana, e chi non la avverte fa solo finta di non sentirla, fa orecchio da mercante, uccide ogni volta un po' una parte di sé stesso. Ride all'esterno e muore ogni giorno all'interno, con la coscienza sporca, con la consapevolezza inconscia di non aver fatto abbastanza, di non aver fatto niente.

Tranquilli, questo era solo uno sfogo, un monologo, un soliloquio, il discorso di un pazzo che parla con se stesso. Continuate a dormire, non è successo niente, tutto va meravigliosamente, non potrebbe andare meglio di così, sono solo io che mi sono sbagliato, mi sbaglio sempre.


*Kaos (ovviamente non lo conoscete, è un rapper italiano)– Karma – Il sesto senso

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Immortali

scritto direttamente dall'Inferno da peppemanga il domenica, 02 dicembre 2007,15:34


Quando gli uomini erano immortali il sempre coincideva con il mai e il tempo con l'eternità. La consapevolezza della propria condizione infinita lasciava scivolare lentamente tutti gli uomini in una noia apatica, dovuta all'annullamento della dimensione tempo. La vita perdeva il proprio significato, l'uomo era solo un'immagine immobile immersa nella spazio, un'immagine in un movimento perpetuo costante e circolare. Non era più necessario agire, poiché ciò che si sarebbe potuto fare adesso si sarebbe potuto fare in seguito, in qualsiasi istante successivo, senza alcuna variazione della propria condizione e di quella altrui. Così gli uomini continuavano a stare intorpiditi, addormentati, paralizzati, fermi nella convinzione che ogni istante era uguale. Quasi catatonici, comatosi, cantavano costantemente un lamento straziante:

«Desideriamo morire!»

urlavano in coro, stesi nelle loro tombe eterne, caduti in un vortice senza senso, infinito.


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